mercoledì, 19 aprile 2006
Nella giornata uggiosa di un bel mercoledì 14 Dicembre avveniva l'arresto del  Gran Sig. Giampiero Fiorani, mentre io esternavo una solenne  nonchè attesa profezia: l'arresto, o ingabbiamento (per non fare ripetizioni di parole) del giovine marito di quella Gran gnokka della Falchi (vedi retro). Il titolo Rcs, all'epoca, risultava in perdita in borsa per il 3%, ma poichè il magnate si era infilato in un lunghissimo tunnel fatto di soldi prestati, soldi guadambiati, soldi mescolati ad altri in un vortice vertiginoso, non poteva saldare i vari debito contratti e "la banca si prese quelle azioni (il 4,6% di Rcs) e le ha rivendute" .

Il bel furbastro di Ricucci, non potendo quindi saldare il debito con Bpi, e valutando la questione del valore sempre più discendente, che t'ha pensato? Di "dare una spintarella " ai titoli, facendoli salire: come la febbre che in queste ore lo sta martoriando.

 

Ieri sera, appresa la notizia "Stefano Ricucci è finito in manette: secondo la ricostruzione dei magistrati, il 14% di azioni Rcs stava per essere collocato sul mercato tramite due istituti di credito stranieri" venni colto da un fulmineo ma acuto senso di appagamento interiore per il quale godevo per averci azzeccato.  La notizia prosegue stamane: "mentre Ricucci formalmente portava avanti la negoziazione delle azione Rcs con la Bpi presso cui era in pegno la quota, le mosse dell' immobiliarista erano note a chi indagava perchè erano state intercettate diverse utenze telefoniche, ed ora resta indagato per false fatturazioni e occultamento della contabilità per fini fiscali". PIATELA'NDERCULOATEECHITEVO'PIU'BE'DEME!

Pace e bene a tutti, e che il Dio Denaro sia con tutti noi.

 

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mercoledì, 05 aprile 2006

Il nostro eroe giunse così in una piccola comunità, dove tutto era bello ed era lì, da scoprire. La vecchina davanti la porta di casa che sembrava cercasse qualche cosa, il gattino che giocava con il gomitolo di lana fregato alla vecchina, il parroco del paese che prendeva il suo cappuccino quotidiano (non solo al bar...). Eugenio si sentiva rilassato e pieno d'energie, pronto ad affrontare col sorriso tutto e tutti. Arrivò in quella che avrebbe dovuto essere la sua tana per il resto del suo stare sulla terra, posò quei quattro stracci che aveva portato con sè e corse via alla ricerca di nuove avventure nel piccolo paese. Notò, in un tempo quasi immediato, che vi era un gran numero di bar, in quel paese: li contò, dal gran calcolatore che era. Il nostro, concluse che vi era circa 1,7 bar a cranio: sarebbe a dire che le fazende del caffè nell'America latina lavoravano molto per esportare il loro profumato prodotto, in quel paese.  Assicuratosi di questo, e giunta ormai sera, si raccolse nella sua dolce, tenera, tana per mettere a riposare quelle sue quattro ossa su di un lettino. Scomodo.

Assai scomodo.

  

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martedì, 04 aprile 2006

Lasciata la sua cara, vecchia, caotica cittadina, Eugenio credeva così di essersi liberato dalle antiche ............ Fu così che si propose di condurre una nuova vita, costruendosela da solo, con le proprie forze: affrontando talvolta i propri errori, e facendo i conti con gli eventuali sbagli. Pieno di ottime  intenzioni ed una voglia di fare forse mai provata prima, si mise in viaggio: lontano, sempre + lontano, e ad ogni kilometro in + si sentiva + libero e respirava aria nuova. Attraversò strade, città, paesi, e alla fine arrivò in un piccolo villaggio che pensava andasse bene per le sue esigenze: pulito, gente nuova ed una nuova vita da costruirsi...certo, la compagnìa l'avrebbe trovata pian piano col tempo, "c'è un tempo per ogni cosa", gli avevano sempre detto. Munito ,praticamente, solo della sua intelligenza, dei suoi valori a cui era strettamente legato, e di qualche paio di jeans strappati (come MODA comanda) da indossare, iniziò la sua avventura che gli avrebbe posato le basi per edificarsi una nuova vita sociale, o almeno così credeva...   

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lunedì, 20 marzo 2006

E’ passato un po’ di tempo dall’ultimo post che ho pubblicato… Ogni tanto passavo e ripassavo da queste parti, ma non trovavo la vena giusta (ciò non significa che nel frattempo ho trovato il tempo per farmi per via endovenosa), o le parole che messe una dietro l’altra mi formassero un bel discorso.  Ma eccomi qua, e ciò che è scritto qui di seguito sarà la prima parte di una lunga storia. VEDOCONPIACERECHENONAVETEUNCAZZODAFARE,

PERCIO’MISTATELEGGENDO:QUINDICONTINUO.

 Eugenio, questo è il nome del nostro eroe... Si, eroe: non perché avesse combattuto in una qualche guerra o vinto qualsivoglia battaglia nel sociale, ma solamente  perché (e scusate se è poco) era riuscito a capire il vero senso della vita, lo scopo primario secondo cui noi siamo vivi e l’essenza per la quale ognuno di noi è sulla Terra: ed in fondo ognuno di noi, nel proprio piccolo, non è in tal senso un’ eroe se riesce a tale scopo?

Eugenio era nato in una piccola ma caotica cittadina che, per dirla tutta, a lui piaceva. Ci era nato e ci stava bene. Conosceva la maggior parte delle strade del suo amato quartiere in cui vi erano anche i suoi amici. Era comunque molto attaccato alla sua famiglia, tanto che il primo giorno di scuola elementare pianse per tutto il tempo per la lontananza dal calore familiare, dalle affettusità che papà e mamma danno ai più piccoli, dai giocattoli che aveva lasciato nella cameretta in una cesta in vimini. Più tardi, nel corso della vita, avrebbe capito che in quella casa si trovava il fulcro della sua esistenza, molto di più di quello che aveva precocemente già compreso in tenera età.

 Visse così la sua dissestata prima giovinezza, tra alti e bassi: ”c’è di peggio” gli dicevano sempre, quando non appena ostentava un pò di tristezza sul volto. Crescendo poi cercò di sopprimere quelle sensazioni negative che, aveva scoperto, gli rovinavano la vita e gli impallavano la testa. Scoprì quindi, di lì a poco, cos’era l’amore, ciò che si provava vedendo o ascoltando parlare solamente la persona che gli piaceva e poi ricordarla dolcemente quando magari alla

radio sentiva una canzone. Capiva così che per piacere all’altro sesso doveva sforzarsi di fare del suo meglio e capì subito la prima lezione: "devi far finta di essere ciò che non sei, perché una ragazza ti risponda di si". Ma pian piano raffinò questa sua massima e la perfezionò. Giuse così al grande passo che si compie lasciando infanzia e adolescenza dietro le spalle, attraversando così l’età che considerava magica, in ragione del fatto che tutti gliene avevano parlato bene dicendogli che era il cambiamento della sua vita, la trasformazione fisica e psicologica della persona: e lui finì per crederci, ma crederci veramente! Credeva che sarebbe stato come una nuova nascita, solo con un filo di barba in più rispetto ad un neonato. Anzi, ne era assolutamente certo. Percorse così una nuova nascita: un nuovo Eugenio faceva capolino dal vecchio mondo per entrare nel nuovo, più bello, più ricco di cose da vedere, da scoprire e da vivere. Pieno di cotanto entusiasmo e voglia di arrivare sempre più in alto, Eugenio iniziò le sue "battaglie" per la propria LIBERTA’; come un piccolo e tenero passerotto al quale devono ancora diventare grandi e forti le ali per poter spiccare il volo ma tenta lo stesso di planare, allo stesso modo fece Eugenio con le prime uscite con gli amici fino a tarda notte, con le prime escursioni nei pub e nelle discoteche, ed infine con quella che lui considerava la cosa più importante e necessaria per ottenere piena libertà: la Patente , che gli avrebbe permesso di andare ovunque senza il peso di dipendere dagli altri. Detto, fatto.

Era diventato un'altra persona, ma non bastava. Ora bisognava camminare parecchio ed a ritmo serratoc’erano molte spese alle quali far fronte. Mosso dalla voglia di conoscere ed affrontare l’esterno, a lui sconosciuto e pieno di insidie, ma con l’unica certezza assoluta di dover combattere per affermarsi, lottare anche solo per ottenere una minima cosa.

Sentiva continuamente che dentro di sè cresceva ogni giorno un po’ di più, che andavano viceversa scemando le ingenuità che ormai vedeva lontane: scomparse assieme ai vecchi amici.

Sempre più deciso quindi a compiere un percorso di vita a suo dire giusto, scontrandosi con il mondo che l’aspettava fuori, nonché con i pensieri differenti dai suoi all’interno della sua routine che conosceva bene, iniziò la sua nuova vita cercando di attuare un taglio netto con il passato: con le umiliazioni e le ferite che si trovò addosso. 

 Giunse così ad arrivare ad una nuova ed alquanto strana conclusione: quella d’allontanarsi dalla sua bisbetica cittadina, cercando in tal modo anche di fuggire da essa e dalle sue ossessività giornaliere, dalle persone e da tutto ciò che per lui era stato negativo.     

 

 

 

 

 

 

 

 
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lunedì, 06 febbraio 2006
Il tempo è denaro...
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lunedì, 30 gennaio 2006

Il Tempo è prezioso....

 

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martedì, 10 gennaio 2006

Paesaggi, case, colline.....

Parole, discorsi, sillabe.....

Gesti, movimenti, manulità.....

Basta!.....

Correre, camminare, movimento....

Dialoghi, stronzate, ragionare.....

erba, rugiada, sole.....

Basta!

Sono arrivato, stanco,

su questo irto, arto, erto, orto.

Mò Basta!

.......................uff !...............

............................................

 Arzasse ae cinque de matina e mettèsse a core su e giù pe li colli, co l'amichi tui pe' annà affà 'na sortita fori porta, te rompe li c....i! 

 

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martedì, 03 gennaio 2006

BUON ANNO a tutti!

Questo è la prima frase che si dice per ben augurare un lungo periodo di prosperità personale nella vita, nel lavoro, nella salute; Come la prima parolina del neonato, noi diciamo Buon Anno!....

Ma la gioia e l'euforia sono minacciate all'orizzonte, da una VALANGA di sms di tutti i tipi: dal semplice ed inconcludente "TANTI AUGURI" al megalomane della situazione che ti scrive un poema artistico (per il quale ti chiedi come mai non sia diventato un celebre scrittore, invece di fare l'impiegato delle poste), passando per gli ultrasintetici, i quli però ti fanno sorridere e talvolta sbellicare...

Credo che sia il più bello, il più originale, nonchè il più ristretto sms di Natale, invece, che io abbia mai ricevuto, e recita così: "BUON FOTTUTO NATALE!!!!"  Non sono blasfemo se lo scrivo su questo blog, tanto sarà girato per tutti i cellulari della Penisola.

Questa frase è l'inno alla felicità delle feste natalizie, è l'insegna che presenta una forte e delicata realtà, indice  di una chiarezza e specificità delle sue parole, non indifferente.  

Non ci ho capito un cazzo nemmeno io di quello che ho detto, ma sono belle parole! (se riuscite a capirci un significato, fatemelo sapere.)

Buon 2006 a tutti, e bevete poco....

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venerdì, 23 dicembre 2005

Oggi è il 23 dicembre 2005, cioè la vigilia della Vigilia di Natale. Significa che in questa data 32 anni fà è nata mia sorella. Stasera festa!

Ma secondo un' altra ottica, vuol dire che è passato un altro anno sulla mia pelle, su quella di chi conosco. Un anno positivo per un aspetto e negativo per altri. Chissà perché le cose che ci ricordiamo più nitidamente sono sempre quelle peggiori, che dovrebbero essere invece rimosse...forse per un profondo masochismo innato nell'uomo e inconscio. A parte due o tre momenti, tutte le altre cose positive che ci accadono restano in un angolo della mente e poi vanno a finire nel dimenticatoio.  

Ma siamo FELICI e CONTENTI, per un paio di giorni almeno, invasi dai buoni sentimenti e bombardati da buone azione da compiere che la tìvì ci impone, attraverso il passaggio continuo di casi umani, situazioni estreme, alternate da una interminabile striscia di reclàme che gentilmente ricorda al bravo consumatore, di fare più acquisti possibili per il Natale: dai panettoni ai vestiti griffati, dai centri di dimagrimento (che in questo periodo sono come il cacio sui maccheroni) alla PS 2. Che bello! Sono eccitato!

La verità è che siamo (me compreso) tutti ipocriti, ci facciamo per 363 giorni l'anno i nostri cazzi per arrivare a dire in vista di due soli giorni che il Natale è un momento di raccoglimento, di bontà umana, e carità...Cosaaaaaa?!?!

Ci gettiamo in un'orgia alimentare illimitata e sconsiderata, passando dal dolce al salato, e poi ancora al dolce sennò che Natale è...e tutto questo mentre guardiamo, alla solita tìvì, immagini di guerra, di fame, di  povertà, vedendo quei miseri bambini scheletriti. E noi ci ingozziamo fino a sentirci male, e a gennaio recuperare facendo un pò di dieta, perdendo quei quattro o cinque chili di troppo, perchè non facciamo la nostra bella e porca figura.

Io sicuramente mangerò, come tutti, mi abbufferò di dolci e poi mi sentirò male vomitando anche l'anima in bagno. Ma sò che è così, lo è e lo sarà fin quando l'uomo si sveglierà dalla cieca legge del capitalismo e avrà un atteggiamento umile verso tutti i suoi simili.

Non voglio andare la mattina del 25 dicembre in un luogo ghiacciato a sentire un uomo che mi farà il predicozzo: blaterando di carità, pace e amore, dandomi all'uscita un bollettino (con importo e beneficiario già stampato, da portare solamente in posta con soldi allegati) da estinare alla Chiesa Cattolica, mentre all'esterno c'è un barbone che chiede la vera carità e viene scansato da tutti come fosse un lebbroso.  Preferisco sentire, e non ascoltare le parole del frà, il quale quando andrà via, lo farà sopra una bella mercedès luccicante e ancora con lo specchio retrovisore incelophanato.

E' un mondo difficile...diceva Carotone, per sdrammatizzare. Ma qui per sdrammatizzare altro che Carotone, ci vorrebbe tutta l'ortolaneria, ortolano compreso.          Auguri a tutti, e fate quello che vi pare, c'è sentore di Natale!

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giovedì, 22 dicembre 2005

E' una bella sensazione quella di ritrovarsi a parlare, ridere e scherzare con gli amici, poi voltarsi e scoprire che dietro di te c'è un abilissimo gatto panciuto che scava, con gran foga, una buca all'interno della sua lettiera e vederlo mettersi in piedi sulle zampe posteriori sul bordo della stessa, e cagare come un bove.

 

 

Ier sera mi trovavo infatti in compagnia di miei cari colleghi in un gustoso loco per una divertente, nonchè alquanto alcolica serata. Ci trovavamo all'esterno del suddetto loco, quando le nostre dolci ciarle (caratteristiche di un romanesco burbero e senza ritegno) venivamo interrotte dall'avanzare frettoloso e travolgente di un felino formato ovino il quale, all'interno del proprio habitat, era intento alla realizzzione di un traforo tra la sabbia.

 

 

Terminata la sua imponente e mirabile opera si accingeva a posizionarsi sul bordo della fantastica costruzione e, sostenendosi con gli arti felini posteriori, si accingeva alla creazione di un'ennesima meraviglia: un monolite dalle dimensioni abnormi, che avrebbe fatto arrossire quei quattro idioti pristorici a Stonehenge. (come se scrive?) 

 

 

Mi sono divertito come un Piero Angela che indaga sulle massime profondità delle cavità nasali di Napoleone Bonaparte. Urka!   

 

 

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