E’ passato un po’ di tempo dall’ultimo post che ho pubblicato… Ogni tanto passavo e ripassavo da queste parti, ma non trovavo la vena giusta (ciò non significa che nel frattempo ho trovato il tempo per farmi per via endovenosa), o le parole che messe una dietro l’altra mi formassero un bel discorso. Ma eccomi qua, e ciò che è scritto qui di seguito sarà la prima parte di una lunga storia. VEDOCONPIACERECHENONAVETEUNCAZZODAFARE,
PERCIO’MISTATELEGGENDO:QUINDICONTINUO.
Eugenio, questo è il nome del nostro eroe... Si, eroe: non perché avesse combattuto in una qualche guerra o vinto qualsivoglia battaglia nel sociale, ma solamente perché (e scusate se è poco) era riuscito a capire il vero senso della vita, lo scopo primario secondo cui noi siamo vivi e l’essenza per la quale ognuno di noi è sulla Terra: ed in fondo ognuno di noi, nel proprio piccolo, non è in tal senso un’ eroe se riesce a tale scopo?
Eugenio era nato in una piccola ma caotica cittadina che, per dirla tutta, a lui piaceva. Ci era nato e ci stava bene. Conosceva la maggior parte delle strade del suo amato quartiere in cui vi erano anche i suoi amici. Era comunque molto attaccato alla sua famiglia, tanto che il primo giorno di scuola elementare pianse per tutto il tempo per la lontananza dal calore familiare, dalle affettusità che papà e mamma danno ai più piccoli, dai giocattoli che aveva lasciato nella cameretta in una cesta in vimini. Più tardi, nel corso della vita, avrebbe capito che in quella casa si trovava il fulcro della sua esistenza, molto di più di quello che aveva precocemente già compreso in tenera età.
Visse così la sua dissestata prima giovinezza, tra alti e bassi: ”c’è di peggio” gli dicevano sempre, quando non appena ostentava un pò di tristezza sul volto. Crescendo poi cercò di sopprimere quelle sensazioni negative che, aveva scoperto, gli rovinavano la vita e gli impallavano la testa. Scoprì quindi, di lì a poco, cos’era l’amore, ciò che si provava vedendo o ascoltando parlare solamente la persona che gli piaceva e poi ricordarla dolcemente quando magari alla
radio sentiva una canzone. Capiva così che per piacere all’altro sesso doveva sforzarsi di fare del suo meglio e capì subito la prima lezione: "devi far finta di essere ciò che non sei, perché una ragazza ti risponda di si". Ma pian piano raffinò questa sua massima e la perfezionò. Giuse così al grande passo che si compie lasciando infanzia e adolescenza dietro le spalle, attraversando così l’età che considerava magica, in ragione del fatto che tutti gliene avevano parlato bene dicendogli che era il cambiamento della sua vita, la trasformazione fisica e psicologica della persona: e lui finì per crederci, ma crederci veramente! Credeva che sarebbe stato come una nuova nascita, solo con un filo di barba in più rispetto ad un neonato. Anzi, ne era assolutamente certo. Percorse così una nuova nascita: un nuovo Eugenio faceva capolino dal vecchio mondo per entrare nel nuovo, più bello, più ricco di cose da vedere, da scoprire e da vivere. Pieno di cotanto entusiasmo e voglia di arrivare sempre più in alto, Eugenio iniziò le sue "battaglie" per la propria LIBERTA’; come un piccolo e tenero passerotto al quale devono ancora diventare grandi e forti le ali per poter spiccare il volo ma tenta lo stesso di planare, allo stesso modo fece Eugenio con le prime uscite con gli amici fino a tarda notte, con le prime escursioni nei pub e nelle discoteche, ed infine con quella che lui considerava la cosa più importante e necessaria per ottenere piena libertà:
la Patente , che gli avrebbe permesso di andare ovunque senza il peso di dipendere dagli altri. Detto, fatto.
Era diventato un'altra persona, ma non bastava. Ora bisognava camminare parecchio ed a ritmo serratoc’erano molte spese alle quali far fronte. Mosso dalla voglia di conoscere ed affrontare l’esterno, a lui sconosciuto e pieno di insidie, ma con l’unica certezza assoluta di dover combattere per affermarsi, lottare anche solo per ottenere una minima cosa.
Sentiva continuamente che dentro di sè cresceva ogni giorno un po’ di più, che andavano viceversa scemando le ingenuità che ormai vedeva lontane: scomparse assieme ai vecchi amici.
Sempre più deciso quindi a compiere un percorso di vita a suo dire giusto, scontrandosi con il mondo che l’aspettava fuori, nonché con i pensieri differenti dai suoi all’interno della sua routine che conosceva bene, iniziò la sua nuova vita cercando di attuare un taglio netto con il passato: con le umiliazioni e le ferite che si trovò addosso.
Giunse così ad arrivare ad una nuova ed alquanto strana conclusione: quella d’allontanarsi dalla sua bisbetica cittadina, cercando in tal modo anche di fuggire da essa e dalle sue ossessività giornaliere, dalle persone e da tutto ciò che per lui era stato negativo.